La crescia sfogliata di Urbino ha una tradizione piuttosto antica: a palazzo ducale nel 1400 deliziava il palato dei Montefeltro e dei loro ospiti (La leggenda narra che il sole sedotto dalla bellezza di Urbino, un giorno volò tanto in basso da impigliarsi in una delle torri del Palazzo Ducale. Fu la forma infuocata dell’astro e le scintille d’oro che ne cadevano, mentre cercava di liberarsi, ad ispirare una giovane fornaia nel realizzare una focaccia sfogliata, che per la leggera lievitazione e il desiderio di volare in alto, fu chiamata “crescia”.).

Si tratta di una pizza a forma di disco di colore dorato, dal diametro di 20-25 cm. di pochi millimetri di spessore.
Perché si chiama “crescia sfogliata”?
Perché a cottura ultimata la crescia si presenta composta di foglie.
Questo si ottiene per il semplice motivo che viene messo uno strato sottile di strutto tra due strati di pasta che cuocendo si staccano e sfogliano.
La crescia sfogliata di Urbino, farcita con salumi, formaggi o verdure, è ancora oggi un cibo di strada servito nei piccoli chioschi cittadini.

Ricetta:
ingredienti: farina 00; uova (un uovo ogni 100 grammi di farina), sale e strutto.

Dopo aver setacciato la farina sulla spianatoia aggiungere un pizzico di sale e di pepe.
Mettere le uova al centro e lavorare l’impasto che dovrà risultare morbido, liscio ed elastico. Occorre lasciare riposare l’impasto per una mezz’ora.
Stendere l’impasto col matterello, ricoprire la sfoglia con uno strato di strutto poi arrotolare la sfoglia, fino ad ottenere un cordone. Tagliare il cordone in tanti cilindri di 7-8 cm e metterli in frigorifero per circa un’ora per far rassodare lo strutto.
Infine prelevare i cilindri, stenderli col matterello fino ad ottenere dischi dalle suddette dimensioni. Posare le cresce sulla piastra fatta scaldare bene in precedenza e girarle dopo circa due o tre minuti.
A questo punto si può procedere alla farcitura (prosciutto, formaggio, erbe, salsicce…….)

 

“… sono più di trent’anni che non vedo Urbino,
non m’è uscito di mente nulla,
nemmeno la Baciocca (osteria)
dove ci facevamo fare le cresce…”

Giovanni Pascoli